Top List Giugno ’17

Ecco la rassegna degli articoli e delle riflessioni più interessanti su Public Diplomacy, Digital Diplomacy e Place Branding raccolti nella rete durante il mese di mese di giugno.

Buona lettura e buona condivisione.

Salvate il soldato DiplomacyExploring Digital Diplomacy

5 giugno

Prendendo spunto dal report “Can Public Diplomacy Survive the Internet”, redatto da Laura Roselle per la US Advisory Commission on Public Diplomacy, Ilan Manor (sempre lui!) si chiede non tanto se la Public Diplomacy potrà sopravvivere a internet, quanto piuttosto in che modo internet può salvare la Public Diplomacy. E la risposta è più semplice di quanto si creda.

Morocco BrandingThe North Africa Post

5 giugno

Trovo sempre interessante gli articoli e/o le analisi che spiegano i tentativi di un Paese specifico in tema di influenza, soft power e nation branding. Oltre a fornire il punto di vista sul caso specifico, offronti spunti di riflessione interessanti applicabili e riutilizzabili anche in altre circostanze. Qui si parla di Marocco.

Mind the GapCPD Blog

8 giugno

Come abbiamo già visto in altre occasioni, la Corea del Sud è tra i Paesi asiatici che agiscono di più in ambito di Public Diplomacy e Nation Branding, coadiuvato peraltro da un sistema tecnologico indubbiamente all’avanguardia. Non è però tutto oro quello che luccica: anche a Seul ci sono difficoltà, ossia il Gap che divide nuove e vecchie generazioni.

Spirito OlimpicoKnowledge @ Wharton

8 giugno

In questo articolo si prova a rispondere alla classica domanda da un milione di dollari: le Olimpiadi sono un bene o un male per il Nation Branding?

La Public Diplomacy è sempre utile?Pakistan Observer

12 giugno

Premetto che io non mi trovo molto d’accordo con questo articolo. Tuttavia, l’autore non è assolutamente uno sprovveduto (si tratta di S.E. Shahid M Amin, già ambasciatore pakistano presso l’Arabia Saudita, la Francia e L’Unione Sovietica) e ha di certo voce in capitolo per giustificare la propria tesi. Inoltre, fa sempre bene guardare le cose da altri punti di vista.

Tools, Tools, ToolsThe Place Brand Observer

13 giugno

C’è poco da fare: gli strumenti del mestiere sono necessari come l’aria, qualunque cosa si faccia. Classifiche e Ranking, stilate ogni anno da organizzazioni e agenzie di rating, sono una fonte di informazione (e di riscontro) importantissima, quando si parla di Place Branding. Qui Robert Govers ne elenca “alcune”.

Crocevia di problemi, incontro di soluzioniFair Observer

14 giugno

Parliamo di Kashmir. Un luogo non certo facile, quando si tratta di diplomazia, geopolitica ed equilibrio di poteri. Certo non sarà un articolo sul web a trovare la soluzione di un problema annoso come questo, tuttavia è un testo ricco di spunti interessanti e che merita di essere letto (e approfondito).

Con la cultura si mangia. E si vive.CPD Blog

15 giugno

Gli Stati Uniti non stanno attraversando un periodo semplice. Ora, ad esempio, sono alle prese con il taglio della spesa pubblica che – tra le altre cose – andrà a toccare anche la cultura e, di conseguenza, il Soft Power a stelle e strisce. Con le conseguenze che molti si immaginano.

Le regole del giocoThe Hindu

16 giugno

V Sunil, l’autore di celebri campagne di Place Branding quali “Make in India” e “Incredible India” ci fornisce alcuni trucchetti del mestiere estratti dalla sua cassetta degli attrezzi.

Così non si fa…The Manila Times

20 giugno

Un’editoriale del Manila Times, una forte critica al Dipartimento del Turismo delle Filippine. Un’accusa pesante, che è quella di aver plagiato campagne promozionali di altri Paesi. Ora, senza voler screditare il governo delle Filippine, fa bene leggere questo testo poiché offre un’interessante riflessione su come andrebbero fatte le campagne di promozione turistica.

Hard and Soft PowerRecord Eagle

27 giugno

Se nel corso della vostra vita vi siete occupati anche solo lateralmente di Estremo Oriente, non potete non conoscere David Shambaugh. Tra i massimi esperti di politica estera cinese, Shambaugh pone il suo preziosissimo punto di vista sulle relazioni USA/Cina in termini di Hard e Soft Power.

Chi ben comincia è a metà dell’operaLohud

29 giugno

E’ sufficiente aver fatto l’Erasmus o aver goduto di un qualsiasi altro programma di scambio studentesco per comprendere (e sottoscrivere) quanto viene sostenuto in questo articolo: studiare in un altro Paese rafforza la conoscenza di culture differenti – anche profondamente differenti – e aiuta a rendere più saldi e meno complicati i rapporti diplomatici tra Paesi.
Vero. Tutto vero.

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